Sistema di stratificazione | L'evoluzione dell'abbigliamento da sci di NASR

Sistema di stratificazione | L'evoluzione dell'abbigliamento da sci di NASR

C'era un tempo in cui scegliere cosa indossare per sciare era semplice: inverno significava freddo.

Oggi non funziona più così.

Si inizia la mattina con sole, neve primaverile e temperature miti, si sale di quota e si incontra un vento gelido, poi nel pomeriggio la neve si fa pesante e torna il caldo. Nel giro di poche ore il corpo passa dall'intensa produzione di calore durante lo sci al completo raffreddamento mentre si è seduti in seggiovia.

Negli ultimi anni la stagione sciistica è diventata estremamente variabile: inizi caldi, mesi di mezza stagione molto freddi e finali quasi primaverili. Ma la vera difficoltà non è la differenza tra dicembre e marzo, ma la differenza tra le 9:30 e le 2:00 dello stesso giorno.

Per lo sciatore questo significa una cosa: l'abbigliamento tecnico da sci smette di essere un dettaglio e diventa un limite.

O accetti di non essere mai vestito nel modo giusto, oppure hai bisogno di un abbigliamento diverso per ogni condizione, da una giacca da sci isolante a un leggero completo da sci primaverile.

Tutti conoscono il risultato: si suda sciando, poi si ha freddo in seggiovia. Il corpo spreca energia compensando le variazioni di temperatura invece di usarla per sciare. E quando il corpo è instabile, anche le prestazioni diventano instabili.


La logica alla base del sistema a tre strati 

La stratificazione degli indumenti da sci, nota anche come sistema a tre strati, è stata creata proprio per risolvere questo problema: non adattare il corpo al clima, ma adattare il sistema al cambiamento.

Non si tratta semplicemente di “vestirsi a strati”.

Si tratta di separare le funzioni dell'abbigliamento da sci in base alle condizioni meteorologiche variabili.

Un singolo capo non può gestire contemporaneamente il sudore, trattenere il calore e proteggere dagli agenti esterni, mantenendo al contempo impermeabilità e traspirabilità senza compromessi. Quando ci prova, fallisce sempre da qualche parte: o si surriscalda, o non protegge a sufficienza da vento e neve, o non traspira.

Separando i compiti in strati indipendenti, ogni strato lavora nel suo ambiente ideale e il corpo mantiene il suo equilibrio termico.

 

Il primo equilibrio: la pelle deve rimanere asciutta

Il primo strato, o strato di base dello sci, è il meno visibile ma anche il più importante.

Si appoggia direttamente sulla pelle e gestisce ciò che ci fa davvero sentire freddo: l'umidità.

Durante una discesa sugli sci, il corpo produce continuamente calore. Anche quando non ce ne accorgiamo, stiamo sudando. Se quell'umidità rimane a contatto con la pelle, nel momento in cui ci fermiamo o ci sediamo su una seggiovia, si raffredda e la temperatura corporea si abbassa rapidamente.

Uno strato di base tecnico traspirante interrompe questo processo: trasporta il sudore verso l'esterno e mantiene la pelle asciutta. Non riscalda direttamente il corpo, ma gli consente di mantenere la sua temperatura naturale.

È qui che inizia il vero comfort dell'abbigliamento tecnico da sci: non nello spessore dei capi.

Il secondo equilibrio: trattenere il calore senza limitare il corpo

Una volta asciutta la pelle, il passo successivo è preservare il calore generato dal movimento.

Questo è il ruolo dello strato intermedio, lo strato intermedio del sistema a tre strati.

Non deve creare una barriera rigida o un calore eccessivo, ma una zona termica stabile attorno al corpo. Funziona come una riserva: accumula calore mentre si scia e lo mantiene quando ci si ferma.

La differenza rispetto ai tradizionali indumenti pesanti è proprio questa: non si limita ad aggiungere isolamento, ma crea un isolamento termico regolabile, adattabile alla stagione e all'intensità della sciata.

Ecco perché lo stesso sistema di abbigliamento da sci a strati può funzionare sia a gennaio che ad aprile, semplicemente regolando l'intensità dello strato intermedio.

Il bilancio finale: protezione senza isolamento eccessivo

A questo punto il corpo è caldo e asciutto, ma ancora esposto all'ambiente.

È qui che entra in gioco lo strato esterno, come una giacca da sci impermeabile e traspirante o una tuta da sci completa.

Agisce come barriera contro vento, neve e umidità esterna. Ma nei sistemi moderni non è più uno scudo chiuso: è una membrana selettiva. Blocca ciò che proviene dall'esterno, consentendo a ciò che proviene dall'interno di fuoriuscire.

Questa è la vera differenza rispetto ai tradizionali indumenti isolanti.

Non si tratta di aggiungere protezione, ma di proteggere dal vento e dalla neve mantenendo la traspirabilità.
Perché non appena il sudore rimane intrappolato, l'equilibrio creato dagli altri strati crolla.

Perché è il sistema più avanzato

La stratificazione è un'evoluzione perché trasforma l'abbigliamento tecnico da sci da un oggetto passivo a un sistema dinamico.

Non è più necessario scegliere il capo giusto per ogni giornata, che si tratti di una giacca pesante o di un completo da sci leggero. Il sistema si adatta al variare della giornata.

Il corpo rimane stabile, la temperatura non oscilla più costantemente e l'attenzione torna dove dovrebbe essere: sullo sci.

Non significa avere più vestiti.

Significa avere un sistema modulare che funziona in ogni condizione, progettato per lavorare con il corpo anziché contro di esso.

Ed è proprio questa stabilità che permette di sciare al meglio dall'inizio alla fine della stagione, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche.

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