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Mosè Bellomi: velocità, acqua e controllo

Mosè Bellomi: velocità, acqua e controllo

In alcuni sport, la velocità non è mai qualcosa che si possiede veramente. Bisogna saperla leggere, inseguirla e mantenerla mentre tutto intorno cambia.

La vela, soprattutto quando si entra nel mondo del foil, appartiene proprio a questa seconda categoria, perché non basta essere forti, non basta essere tecnici e non basta avere coraggio: bisogna rimanere in un continuo equilibrio tra acqua, vento, barca, corpo e istinto, sapendo che ogni piccolo errore può trasformare la velocità in qualcosa che ti sfugge di mano in un secondo.

Mosè Bellomi vive proprio lì.

In quella zona dove il controllo non è mai immobile, ma deve essere ricostruito ogni volta.

Mosè, atleta NASR e velista nato nel 2006, ha alle spalle un percorso costruito sull'acqua fin da giovanissimo, passando attraverso diverse classi e gareggiando ora con imbarcazioni a foil come WASZP e Switch, che lui stesso descrive come barche capaci di rendere tutto molto più adrenalinico, perché quando la barca si solleva e inizia a volare sull'acqua, la sensazione cambia completamente.

Ti trovi all'interno di una velocità fragile, fisica, esposta.

Mosè parte da qualcosa di semplice ma chiarissimo: essere se stesso al 100%, spinto da grinta, determinazione e voglia di vincere. Non lo dice come una frase costruita, ma come qualcosa che appartiene al suo modo di vivere lo sport, perché nella vela non si può fingere a lungo: il vento, l'acqua e la barca restituiscono immediatamente ciò che sei in quel preciso istante.

Anche per questo il suo profilo si inserisce perfettamente nel contesto di NASR.

Perché la NASR non cerca solo atleti che si esibiscono, ma persone che vivono lo sport come identità, come modo di muoversi, come costante ricerca di velocità, rischio, presenza e controllo.

Mosè non proviene da uno sport silenzioso.

Proviene da uno sport che dall'esterno può sembrare elegante, ma che in realtà è fatto di forza, decisioni rapide, errori puniti immediatamente e un rapporto costante con l'attrezzatura.

La sua carriera è già costellata di risultati che ben testimoniano questo percorso: il titolo italiano giovanile FIV nella classe 29er, vinto con Pietro Berti sia nella categoria Under 17 che assoluta, la vittoria alla Barcolana Fun nella classe WASZP, diversi podi nazionali e internazionali nel mondo WASZP e una recente stagione in cui ha continuato a confermarsi come uno degli atleti italiani più interessanti della disciplina.

Nel 2025 ha ottenuto il primo posto al Campionato Italiano WASZP 8.2, il settimo ai WASZP Games, il terzo all'EuroCup Foiling Week, il primo all'Italia Cup Dongo, il secondo all'Italia Cup Talamone e il terzo all'EuroCup Imperia.

Nel 2026, alla WASZP Coppa Italia di Bellano, ha conquistato il terzo posto assoluto e ha vinto la categoria Under 21 nella flotta 8.2, confermando ancora una volta un percorso che non nasce da un singolo risultato isolato, ma da una presenza costante ad un livello sempre più elevato.

Ma ciò che ci interessa di Mosè non è solo il palmarès. È il modo in cui parla del suo rapporto con lo sport.

Quando parla della barca, non la descrive come uno strumento esterno, ma come qualcosa a cui è costantemente connesso. Dice di essere sempre in relazione con l'attrezzatura e che spingerla al limite non significa solo portarla al limite meccanico, ma costruire un rapporto, affezionarsi ad essa, renderla parte dei suoi rituali.

Quella frase dice molto più di quanto sembri.

Perché nelle vere regate non c'è solo il gesto tecnico, c'è la relazione con ciò che ti permette di andare veloce. La barca, gli strumenti, il vento, l'abbigliamento, il corpo: tutto deve entrare nello stesso sistema, senza creare rumore, senza diventare un ostacolo, senza offuscare la lucidità nel momento in cui devi decidere.

Mosè lo afferma anche quando parla di prodotti. Un capo tecnico lo convince talmente tanto che non si accorge nemmeno di averlo addosso.

È una frase semplice, ma probabilmente una delle definizioni più veritiere di abbigliamento tecnico: un prodotto funziona quando scompare, quando non devi pensarci, quando ti permette di concentrarti su ciò che stai facendo senza distrazioni.

Nella navigazione a vela questo aspetto diventa ancora più importante, perché l'ambiente non è mai neutro. Ci sono acqua, vento, sole, umidità, variazioni di intensità, contatto con la barca, movimenti rapidi e momenti in cui il corpo deve reagire prima ancora che si formi un pensiero completo.

In tale contesto, l'abbigliamento non può essere solo immagine.

Deve supportare, seguire, lasciare libertà e consentire all'atleta di rimanere concentrato sulla performance senza interrompere la connessione con l'attrezzatura.

Ed è qui che il mondo di Mosè incontra quello dell'NASR.

Velocità, corse, identità, movimento.

Che sia in bicicletta, su una pista da sci, sull'acqua o durante un allenamento, il concetto rimane lo stesso: andare veloce non basta, bisogna mantenere la lucidità, instaurare un rapporto con l'ambiente e saper continuare anche quando le condizioni diventano difficili.

La navigazione con foil è forse una delle immagini più pure di questo concetto: una barca che si solleva dall'acqua, il corpo che diventa parte del sistema, il vento che non è più solo qualcosa contro cui lottare, ma una forza da interpretare.

La velocità si raggiunge solo se tutto rimane in equilibrio.

Mosè rappresenta questo tipo di atleta, non quello che cerca uno sport pulito, prevedibile e facile da interpretare, ma quello che si inserisce in un ambiente instabile e cerca di leggerlo meglio degli altri.

Nel video parla anche del gruppo, dell'importanza di rimanere uniti, di far parte di qualcosa che ti sostiene quando il livello si alza e la pressione diventa reale. Questo è anche NASR, perché per noi le corse non sono mai solo individuali: sono identità condivisa, sono clan, è riconoscersi in un modo simile di vivere la fatica, il rischio e la velocità.

Mosè Bellomi è un atleta NASR perché porta tutto questo in acqua.

Perché interpreta la performance come presenza, non solo come risultato.

Perché nel suo sport c'è la stessa ossessione che attraversa ogni ambiente NASR: ricercare la velocità senza perdere il controllo, spingere quando sarebbe più facile aspettare, rimanere esposti quando tutto intorno cambia.

E continuando comunque.

Mosè Bellomi
Navigando veloce. Volando basso.

Le persone del NASR sono persone veloci.

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